Oggi 19 luglio 2011 si ricorda la strage di via Mariano d’Amelio.
Il pomeriggio del 19 luglio del 1992, il giudice Paolo Borsellino stava adempiendo ai suoi impegni di figlio. Andava infatti a trovare la madre…
Io avevo 12 anni e come molti non capivo bene cosa ci saremmo dovuti aspettare… la guerra era così vicina ma anche così distante da disorientarmi.
Ho visto la colonna di fumo nero che si stagliava contro il cielo azzurro, la notizia al telegiornale e le lacrime dei parenti. A distanza di anni compresi con più consapevolezza, capii che il dolore proveniva dal fatto di aver perso un’ottima occasione, di aver dato come sempre l’immagine peggiore di Palermo al mondo, di sapere di avere la reputazione macchiata per sempre, di vedere come tutte le cose buone prima o poi muoiono ammazzate, di sapere che la soluzione c’è… ma non è quella di combattere!
Il dolore proveniva dalla consapevolezza che non sarebbero tornati altri eroi come questi, che la gente avrebbe rimesso subito la testa sotto la terra e sarebbe tornata a non vedere.
La frase di Borsellino “rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità” fa capire bene quello che intendo, le persone che abitano vicino un vulcano dopo poco non sentiranno più l’odore di zolfo… allo stesso modo al “puzzo” mafioso la gente si abitua, ci si convive ed alla fine si giustifica. Dopo tutto se le istituzioni fanno di tutto per non far capire la differenza tra boss latitante e politico affermato, come può il cittadino formarsi alla legalità senza esempi validi e fari da seguire?? Continua a leggere




